è bello....

penso che possa essere molto bello essere uguali agli altri, ma anche diversi. Libertà significa potere scegliere sia di conformarsi a logiche ordinarie sia di non farlo. Ogni Mente è Diversa in quanto unica!

venerdì 31 gennaio 2020

Vaginismo primario
a cura di Giusy Nasello

Scopo: L’Autrice, nel corso dell’attività clinica, ha rilevato la presenza di sintomi di ansia sociale nelle donne affette da vaginismo primario. In particolare, in questo lavoro,  intende dare rilievo alle manifestazioni fisiologiche riportate dalle pazienti, come rossore cutaneo, aumento del battito cardiaco, aumento del ritmo respiratorio, accompagnati dal desiderio pressante di allontanarsi dalla situazione temuta. Le pazienti definivano questo stato emozionale come vergogna e imbarazzo rispetto al giudizio altrui o al timore del giudizio altrui. Pertanto lo scopo della ricerca effettuata su un campione di 25 soggetti, è quello di mettere in evidenza la comorbidità del vaginismo con l’ansia sociale, con il fine di contribuire ad un più mirato intervento clinico ed aumentare la qualità degli interventi di prevenzione.

Materiali e metodi: La ricerca si basa su un campione di 25 donne affette da vaginismo primario, provenienti dal Centro Italia, con una età media tra i 20 e i 45 anni. Il vaginismo primario è stato diagnosticato attraverso l’assessment nel setting clinico di coppia, l’ansia sociale è stata testata attraverso CBA 2.0 Cognitive Behavioural Assessment Scale 7 Subscale I-P 2 relativa al rifiuto sociale, per testare la paura del giudizio sociale è stato utilizzato il FNE Fear of Negative Evalutation Scale of Watson and Friend (1969).

Risultati: I risultati ottenuti sono i seguenti: rispetto al CBA 2.0 Scale 7 Subscale I-P 2 il rango percentile ottenuto è stato tra 90 e 99, quindi superiore al limite di norma (80); rispetto al FNE un soggetto non mostra ansia, 2 soggetti presentano rispettivamente un punteggio di 18 e 19, al limite del valore di norma (19); i restanti 22 soggetti hanno ottenuto risultati tra 21 e 29 oltre al limite di norma.

Conclusioni: L’Autrice conclude che, l’esposizione ad un ambiente familiare estremamente protettivo e timoroso verso le relazioni sociali presenti nella storia di vita delle pazienti vaginismiche, potrebbe contribuire alla formazione di una rappresentazione dell’”altro” come intrusivo e minaccioso. La sintomatologia tipica delle pazienti vaginismiche lascia intuire un comportamento volto all’evitamento della relazione sessuale nella sua dimensione fisica ed emozionale. 


Keyword: vaginism, social anxiety, social phobia, sexual disorders, shame, judgement fear. 

giovedì 30 gennaio 2020

un disagio spesso sottovalutato: la vulvodinia


La Vulvodinia è un disturbo da dolore sessuale e non sessuale che coinvolge la vulva, quindi  grandi e piccole labbra e vestibolo.
La vulvodinia può essere localizzata in un' area specifica o generalizzata in tutte le parti della vulva.
Può essere generale, che si manifesta in più occasioni o situazionale, che si manifesta in situazioni specifiche.

È  una condizione invalidante della donna che soffre fastidio o dolore continuo, intermittente o dolore durante il rapporto sessuale che spesso impedisce la penetrazione. 

Le cause non sono state accertate, ma l' osservazione dei casi clinici evidenzia una causa scatenante di tipo infiammatorio come candidosi, che può diventare cronica. Anche l' utilizzo continuo di salvaslip o intimo diverso dal cotone possono causare infiammazione  causa della ridotta traspirazione.

Le cause psicologiche sono in fase di osservazione clinica presso il nostro centro Amepsi che collabora con più figure professionali. 

In uno studio svolto in donne tra i 18 e i 45 anni tra il 2017 e 2018 e ancora in corso, ho riscontrato che le cause psicologiche sono ben circoscritte.

Depressione
Ansia da controllo spesso ossessivo 
Esperienza di umiliazione vissuta in età adolescenziale che coinvolge la femminilità 
Presenza di personalità forte e controllante in uno dei genitori
Ansia sociale
Fobia o evitamento sessuale

La terapia coinvolge più figure professionali in quanto la vulvodinia ha cause multifattoriali, pertanto psicoterapeuta, sessuologo e ginecologo lavorano secondo un approccio integrato.

Il Trattamento comprende 
- Terapia farmacologica
- Trattamento localizzato per il rilassamento dei muscoli pelvici
- Psicoterapia ad approccio cognitivo comportamentale individuale, di coppia o familiare 
- Terapia sessuale individuale o di coppia

Queste caratteristiche  non sono ancora supportate state dalla letteratura contemporanea in quanto molti studi sono ancora in corso.
L' osservazione clinica, attualmente, è l' unico metodo di studio in grado di fornire risultati immediati da sottoporre ad analisi scientifica.

Dott.ssa Giuseppina Nasello

domenica 11 marzo 2012


Abuso e Sensi di colpa

Ci sono cose che dopo tanti anni di lavoro ancora fatico a capire. Si, certo, le so, le ho studiate, le ho verificate, razionalmente mi sono chiare ma emotivamente ho difficoltà a capirle. Sto parlando dei sensi di colpa che inseguono per tutta la vita le donne che hanno subito un abuso o un tentativo di abuso (che è sempre un abuso!). Mi riesce difficile comprendere il senso di onnipotenza che caratterizza i bambini, che determina la loro tendenza ad assumersi la responsabilità di tutto ciò che succede. Esattamente il contrario di quello che succede a molti adulti che pensano di non avere nessuna responsabilità di nulla. Non ho molta esperienza di adulti che hanno commesso abusi su bambini della propria famiglia o comunque figli di amici di famiglia, ma il poco che ho potuto verificare è la loro completa incapacità di percepire la responsabilità di un danno. Le persone con cui mi è capitato di parlare ignorano assolutamente di avere potuto incidere in maniera negativa sulla crescita affettiva e sessuale della povera vittima, che ovviamente non considerano una vittima ma solo un soggetto amato ed “accarezzato”. Si legge e si sente che i pedofili percepiscono se stessi come persone che capiscono ed amano più degli altri i bambini. Ecco cosa mi è difficile capire, come da una parte ci possa essere una così totale incapacità di anticipare effetti disastrosi di un comportamento e dall'altra una totale incapacità di uscire dal meccanismo di onnipotenza per cui la colpa è solo la propria. Questo strano atteggiamento infantile determina straordinari disastri nello sviluppo psico-affettivo di questi bambini. Crescendo con questo senso di colpa, questi bambini quando diventano adulti si convincono di non meritare di essere amati e rispettati a causa della loro colpa. Molto strana è l'incapacità di percepire noi stessi nello stesso modo in cui percepiamo gli altri. Mi è capitato di chiedere a donne, che sono state abusate da bambine, di pensare ad un bambino di loro conoscenza avente la stessa età che avevano loro all'epoca dell'abuso, di pensare a quel bambino /a come ad un soggetto capace di seduzione, capace di determinare l'aggressione o comunque la spiacevole “attenzione”, sistematicamente mi guardano con aria scandalizzata e affermano che “certo che no!” “sono solo bambini”. Eppure anche loro erano bambini/e all'epoca. Spesso pensiamo a noi come soggetti adulti anche quando pensiamo ad eventi avvenuti quando eravamo appena dei bambini.
Si, ancora oggi ho difficoltà ad accettare come sia possibile che queste vittime debbano poi diventare carnefici di se stesse! Tacciono per paura e quindi non vengono difesi da nessuno, spesso lasciano gli studi o al contrario si buttano nello studio evitando qualsiasi forma di vita sociale. Spesso scelgono partner sbagliati.
Ma una cosa capisco ancora meno, ovvero come sia possibile che una madre possa dare la responsabilità di un evento così triste ad una figlia ancora pre-pubere! Non capisco come una madre possa non avere l'istinto di protezione verso la propria figlia, rimandandola nelle mani del carnefice parente (padre, fratello, zio, amico di famiglia) o possa non accorgersi di ciò che succede. Molti anni fa, prima di fare lo psicoterapeuta, ho visto un film che allora trovai meraviglioso, era “pazza” di Barbra Streisand, che mi fece per la prima volta pensare al dramma di chi vive un abuso e non viene creduto o difeso. Di uguale intensità drammatica fu un film molto più recente “la bestia nel cuore” di C. Comencini.
Credo che tutti dovremmo vedere film di questa portata, riflettere può aiutare a capire meglio il dramma di persone che sono accanto a noi. Immaginate che la percentuale di persone che hanno subito un abuso mai confessato, è talmente alta che è quasi impossibile che ognuno di noi non ne conosca almeno una!!!!
Si parla continuamente della difesa dell'infanzia eppure le famiglie preferiscono il silenzio, preferiscono l'oblio al chiarimento. Forse le peggiori in questa tendenza a nascondere gli eventi siamo proprio le donne. Donne che temono le voci dell'opinione pubblica, donne che preferiscono l'apparenza al benessere della figlia. Non sono stati certo casi isolati quelli che ho potuto incontrare nel mio studio, di donne che si sono sentite dire, ancora bambine, “smettila è colpa tua” “non dire stupidaggini, lo sai che non è vero” “Se tu non gliene avessi dato modo non avrebbe fatto nulla!”. Sono anni che sento queste cose ma ancora inorridisco.
Queste persone hanno subito un trauma tra quelli più difficili da capire, intuire o ignorare. Sono persone ritenute avolte ciniche, altre volte fredde, altre pigre o incapaci, ma sono solo persone che hanno subito una brusca interruzione nella loro crescita affettiva e nello sviluppo della fiducia nel prossimo. La mi esperienza mi ha insegnato che si può fare molto per rendere queste persone capaci di vivere una vita normale e serena se si può intervenire. Chi ha subito un abuso non è condannato, deve solo affrontare una terapia, magari con un terapeuta che abbia già esperienza in un ambito cos' delicato e difficile, e può recuperare quella voglia di vivere che spesso hanno perso nella solitudine del senso di colpa.

domenica 12 febbraio 2012



La paura della morte
  Gli ultimi mesi, ma forse anni, sono stati segnati da una grossa crisi economica e culturale. Questo ha creato un bisogno da parte della gente, di trovare qualcosa in cui credere. Quando il dio Palmare ed il dio Wii non funziona più si cercano altri dei da osannare. In tempi in cui è difficile permettersi una grande casa o una grande macchina, diventa necessario credere in

sabato 28 gennaio 2012



Diversi o opposti?
Perché abbiamo paura di ciò che è diverso da noi

Avete fatto caso che quando ci parlano di qualcosa o qualcuno “diverso” da noi, l'immagine che ci facciamo è di qualcosa o qualcuno che sia opposto? Sembra che siamo, tendenzialmente, incapaci di pensare a qualcosa a noi assolutamente estraneo come a qualcosa di “altro”? Siamo più propensi a pensare a realtà

domenica 22 gennaio 2012




...sarà amore?
La parola amore è probabilmente una delle parole più utilizzate per indicare... di tutto! Argomento citato da poeti, scrittori, filosofi, religiosi, psicologi ed altri. Ma cosa è l'amore? Un sentimento di attrazione, di affetto verso una persona o un animale o un'attività, sport, insomma non viene limitato all'utilizzo in ambito relazionale. Quando parliamo di amore tra due persone, spesso indichiamo un sentimento di attrazione strettamente connaturato con il desiderio sessuale.

lunedì 14 novembre 2011


Pensavo fosse depressione invece... era stanchezza!!!
Lucia Rosa Cantafio

Stamattina il cielo e l’aria è mite.
Sto soffrendo.
Un’idea di suicidio, scevra di qualsiasi risentimento,
mi si presenta; è un’idea sbiadita;
essa non scompagina niente, si armonizza con il colore
di questa mattinata.
Werther

Una mattina ci svegliamo ed improvvisamente ci sembra di essere immersi nell’oscurità. Fuori forse splende il Sole, ma noi non ne abbiamo percezione. Ci sentiamo avvolti dal pessimismo e da una sorta di stanchezza del vivere.