è bello....

penso che possa essere molto bello essere uguali agli altri, ma anche diversi. Libertà significa potere scegliere sia di conformarsi a logiche ordinarie sia di non farlo. Ogni Mente è Diversa in quanto unica!

martedì 24 marzo 2020


L’adolescenza ai tempi del virus
Dott.ssa Francesca Esposito

 Lettera di un adolescente in quarantena


Mi chiamo Elena. Ho 15 anni, tra poco ne compirò 16. Mi sento un po’ male questi giorni in quarantena. Non lo so, è molto strano. Vorrei uscire da casa,  a volte sento proprio un impulso quasi irrefrenabile. Mi annoio. Pure non andare a scuola, all’inizio è stato divertente, sembrava una vacanza, ora mica tanto. Faccio fatica a studiare, a seguire le lezioni online. Ho tempo per fare i compiti…Ogni tanto penso di non farcela. E poi mi sento sola. Mi manca stare con i miei compagni di classe. Mi mancano i miei amici. Tutti parlano del virus, però non ho capito se anche noi ce lo possiamo prendere, siamo cosi giovani, ti pare che prende pure noi?  Prende solo ai vecchi, forse… però forse no… forse hanno ragione. Bisogna stare a casa adesso, ma vedrai che dopo il 3 aprile le cose andranno meglio, vero, si torna alla normalità, no? Lo capisco sì che bisogna stare a casa, lo capisco il motivo. Solo che è proprio difficile!
Si okay, con gli amici parliamo sui social. Però non è la stessa cosa. Ho voglia di fare gruppo. Però adesso non possiamo, e quindi faccio video, vedo i like, instagram, facebook, tik tok… mio fratello che ha 17 anni gioca un sacco alla playstation online… ma quando finirà? Ma a scuola si torna? Il gruppo mi manca tantissimo. I miei amici mi mancano tantissimo. E a dirla tutta mi manca anche il mio fidanzato.
Poi ci sono i miei… a volte non li sopporto. Stare tutto il giorno dentro casa con loro è terrificante. Ho paura che mi ascoltano mentre parlo al telefono con le mie amiche. Mai un attimo di privacy. Certe volte penso che esagerano con questa storia… altre volte penso invece che non esagerano, che hanno ragione. Non lo so, mi sento confusa, ho paura, tanta, e poi mi sento un sacco arrabbiata, però non so bene con chi prendermela. Stare in casa con i miei  è assurdo, per non parlare di quando discutono, e poi mica mi capiscono! Però ho paura se qualcuno dei miei esce a fare la spesa. E c’è anche da dire che qualche volta (anche se non lo ammetto) mi piace anche quando facciamo delle cose insieme, quando parliamo. Mi rassicura parlare con loro quando mi sento spaventata. 
Vorrei ricominciassero normalmente le cose. Se poi sento il telegiornale mi spavento un sacco. Con i miei ogni tanto parlo, però è difficile, non lo so se mi capiscono, anche quando gli dico che voglio uscire, e gli grido che non ne posso più di loro e di stare a casa… ma le cose torneranno alla normalità?

L’adolescente durante l’emergenza
L’attuale situazione di emergenza sta mettendo a dura prova l’emotività di una persona adulta, possiamo immaginare come si sente un adolescente in questo periodo? L’obbligo di stare in casa, per di più a stretto contatto con i genitori, le emozioni, già potenti in questo periodo i amplificate dall’età dello sviluppo, la propensione al rischio e l’inconsapevolezza delle conseguenze in questo momento ancor più rischiose del solito , l’impossibilità di vedere gli amici tanto importanti, l’identità in via di formazione con le conseguenti difficoltà a creare i propri spazi e a “sentirsi nel suo spazio”, la difficoltà a rispettare le regole, la scuola online….




Come superare questo momento: qualche “dritta” per gli adolescenti
  • Ricordiamoci che è un momento. Anche se non è chiaro quando finirà, avrà una fine. Adesso è necessario rispettare le regole (ne va della salute di tutti: tua, dei tuoi cari e dei tuoi amici). Potrai poi tornare alla tua vita. Potrebbe essere una buona occasione per sperimentarti un po’ nel fare qualcosa che “ti va stretto” e scoprire quanto sei bravo a farlo!
  • Se ti senti arrabbiato è del tutto naturale. Ricordati che i tuoi genitori non sono i responsabili di questa quarantena forzata. Prova a parlarne con loro.
  • È utile che strutturi la tua giornata. Ti aiuterà ad annoiarti meno e a far passare il tempo più velocemente. Prevedi nella tua organizzazione un tempo per seguire le lezioni, un tempo per fare i compiti, un tempo per prenderti cura di te e un tempo per giocare e rilassarti.
  • Ti mancano i tuoi amici, hai ragione. Ti manca il gruppo. È del tutto naturale che tu avverta questa mancanza. Prova allora, oltre ai giochi “online” con la playstation, a concordare con i tuoi genitori uno spazio telefonico con i tuoi amici, spazio in cui i tuoi genitori saranno “al di fuori dalla tua cameretta”. Questo aiuterà a te a mantenere i contatti e il tuo spazio, e allenerà tutta la famiglia ai “confini”: ciascuno con il suo spazio, pur stando dentro la stessa casa per tanto tempo. Uno spazio completamente individuale aiuta a ricaricarsi. Utilizza questo spazio anche per attività tutte tue: leggi, scrivi, disegna. Qualcosa che non sia solo “social”.
  • Se ti senti molto spaventato o non ti è chiaro qualcosa parlane. Sentiamo tutti emozioni difficili da gestire in questo periodo, e tu che sei adolescente probabilmente ne sentirai ancora di più. Far fluire le emozioni, parlarne, ti aiuterà a gestirle con più efficacia.
Come superare questo momento: per i genitori
  • Anche per voi, ricordiamoci che è un momento, e finirà. Rispetto alle regole, è fondamentale ora che vi esercitiate  nell’autorevolezza genitoriale: questo “no” ad uscire non è contrattabile. Spiegate le motivazioni per cui non è possibile scendere a patti su alcuni “no”. La paura può esserci alleata in questo caso: senza trasformarla in panico, possiamo sentirla, lasciarla fluire, motivarla e spiegare all’adolescente tutti i rischi che si corrono ad uscire adesso. Senza allarmismi ma attraverso la verità e come guida verso la consapevolezza. E vostro figlio si arrabbia è del tutto naturale: è importante che accogliate la sua rabbia ricordandovi che non siete i colpevoli.
  • Attraverso il vostro esempio e la vostra guida, aiutatelo a strutturare la sua giornata. Potreste fare insieme un “tabellone degli orari” e ricordargli che è “il momento di studiare” o “è il momento di divertirsi”. Potete farlo adesso senza l’ansia di “dover uscire sennò facciamo tardi a scuola”. Questo ci dà maggiore flessibilità, ci consente di impiegare  quei 5 minuti in più, che difficilmente abbiamo nella frenetica quotidianità della nostra società, per spiegare a nostro figlio perché lo esortiamo cosi tanto a fare o non fare qualcosa. Date anche voi per primi l’esempio: strutturare e organizzare la giornata farà bene a tutti.
  • Spiegate e filtrate le informazioni per lui: alcune possono essere molto difficili da digerire, soprattutto per un adolescente. E laddove possibile condividete insieme attività in casa: dai giochi di società ai momenti quotidiani.

Difficile? Si lo è, e nello stesso tempo è possibile! Le crisi possono essere trasformate in opportunità, poiché offre la possibilità di cambiare e di sperimentarsi in aspetti di sé e attività nuove. Con una buona dose di empatia e pazienza, il tempo della semina può dare buoni frutti.

Adolescenza e cambiamenti: per comprenderli meglio
Tutta l’adolescenza è caratterizzata da profonde modificazioni psicosomatiche: corporee, cognitive, emotive, motivazionali e relazionali.
Il cervello
La fisiologia cerebrale subisce forti cambiamenti (il cervello dell’adolescente è in trasformazione): il sistema limbico, che guida le emozioni, è fortemente attivato. La corteccia prefrontale, che controlla l’impulsività, promuove il raziocinio ed il controllo degli impulsi, è in piena evoluzione (Ammaniti, 2002).
Le emozioni
C’è una forte reattività emozionale: le sollecitazioni che per la maggior parte degli adulti sono relativamente poco importanti, nell’adolescente possono avere come conseguenza forti oscillazioni dell’umore con importanti manifestazioni di emozioni come rabbia, eccitazione, tristezza, depressione e imbarazzo, che il ragazzo fatica a gestire. Diventa difficile anche la capacità di tollerare e adeguarsi al cambiamento (Pellegrino, 2010).
Il ragionamento
Cambia fortemente anche la capacità di ragionamento: un ragazzo in adolescenza diventa in grado di manipolare oggetti e situazioni non ancora vissuti in prima persona (quello che Piaget definisce il passaggio dalle operazioni concrete alle operazioni formali). (Geldard e Geldard , 2009).
Le sfide psicologiche
Tra le sfide psicologiche, la più importante che l’adolescente deve affrontare è la formazione di una nuova identità personale: le relazioni con gli altri diventano fondamentali e, nello stesso tempo, l’adolescente sperimenta e ha bisogno di stabilire i propri confini, vale a dire di avere e sentire un “proprio spazio personale”, separato dall’altro.
Le relazioni
Le relazioni tipiche di questo periodo sono quella con se stessi; con i genitori; con i coetanei e gli amici; con la scuola e le altre istituzioni. Ognuno di questi ambiti relazionali ha una sua funzione: di confronto e accudimento con i genitori, di confronto e unione con gli amici, di appartenenza e messa alla prova con la scuola. In questa fase, la sfida più grande per l’adolescente è proprio quella di trovare il proprio “spazio” nella società e trovarsi poi comodo e adatto in tale ruolo. La socializzazione promuove il senso di identità personale e lo sviluppo dell’identità aiuta l’adolescente ad affrontare le aspettative e le regole della società, in un reciproco influenzarsi di queste due dimensioni (Geldard e Geldard , 2009). 
Comprendere meglio un adolescente incrementa l’empatia nei suoi confronti e consente ai genitori di essere guide ancor più consapevoli, più discrete e più salde; allo stesso modo permette al ragazzo di “appoggiarsi” (per come sa farlo a questa età) sentirsi sicuro con i suoi anche nei momenti di crisi come quello che stiamo attraversando.
Dott.ssa Francesca Esposito, Psicologa
Bibliografia
Ammaniti M. (2002) Manuale di psicopatologia dell’adolescenza, Raffaello Cortina Editore
Ammaniti M. (2015), La famiglia adolescente, Gius., Laterza & Figli, Bari – Roma
Geldard K., Geldard D. (2009), Il counseling agli adolescenti, Edizioni Centro Studi Erikson,Trento
E. Giusti, M. Vigliante, (2009), L’anamnesi psicologica, Edizioni Sovera
Juul J. (2006), I no per amare, Urra – Apogeo srl, Milano
Maggi A. (2019), Educhiamoli alle regole, Giangiacomo Feltrinelli Editore, Milano
Pellegrino F., Del Buono G., Del Buono S., Novi S., RuggeroG., Attanasio V., Baldoni F. (2019), L’età adolescenziale tra fisiologia e patologia, vol. 10 – cap. XVII, pp. 1-49,  C.G. Edizioni Medico Scientifiche 


venerdì 20 marzo 2020


Non siamo più potenti di un pipistrello

Dott.ssa Stefania Attanasi


Senza voler ricadere nell’esagerata interpretazione medievale della punizione divina (peste= flagello di Dio) è un dato di fatto che da quando siamo chiusi tutti in casa ed abbiamo interrotto la nostra irrefrenabile produttività a causa del Covid-19, dopo pochissimi giorni l'aria della Cina è meno inquinata, l'acqua dei canali di Venezia più pulita e le strade di Roma svuotate di rifiuti.


Anch’io mi sono fermata, e tra le cose belle fatte in questi giorni di isolamento, sono andata a ripescare un testo di G. Bateson, le cui parole potrebbero dare forse un senso a ciò che sta accadendo adesso al nostro pianeta:
"Le patologie dei processi sistemici insorgono proprio perché la costanza e la sopravvivenza di un qualche sistema più vasto vengono mantenute mediante cambiamenti nei sottosistemi costituenti". ("Verso un'ecologia della mente" 1972, p.390)
Con queste parole il noto biologo intende dire che quando un sistema vivente più ampio, come ad esempio l’ambiente in cui viviamo, è a rischio, la logica della natura sacrifica al cambiamento sempre i suoi sottosistemi più piccoli.  Secondo Bateson, infatti, la logica della natura è profondamente diversa e più complessa della semplice logica della sopravvivenza e dell’adattamento di una singola specie. E ancora aggiunge: “I maggiori problemi del mondo derivano proprio dalla differenza tra come funziona la natura ed il modo in cui gli esseri umani pensano.”


…Come noto a tutti, l'uomo esercita un'influenza sempre crescente sull’ecosistema in cui vive (sul clima, sulla temperatura, ecc.) con attività come la combustione di fossili, la deforestazione, l'allevamento intensivo di animali, ecc. Queste attività aggiungono enormi quantità di gas nell’atmosfera, provocando il surriscaldamento globale e da qui, a catena, lo scioglimento dei ghiacciai, l’innalzamento del livello dei mari, l’acidificazione degli oceani, la perdita di biodiversità, ecc.
Quasi certamente la natura possiede dei meccanismi interni autocorrettivi per autoproteggersi e resistere anche allo strapotere esercitato dall’uomo. Ma, in questa catena complessa di eventi in cui l’uomo costituisce solo un piccolissimo anello, chi può dire quale sia la causa e quale l’effetto di un fenomeno? In effetti nessuno è in grado ancora di conoscere le cause certe della pandemia e tante sono le speculazioni a riguardo. La percezione più diffusa però tra la gente è che il virus sia sopraggiunto come una sorta di punizione per le azioni poco etiche commesse dall’uomo sull’ambiente e sulle altre biodiversità. E’ forse troppo fantasioso pensare che questo virus sia giunto per fermare l’inarrestabile macchina umana e ristabilire certi equilibri naturali più “sacri” che l’uomo stesso osa sfidare da troppo tempo? Non siamo forse adesso costretti a ripensare al nostro modo di vivere, alle nostre abitudini, alla relazione che abbiamo con l’ambiente e con tutte le altre specie viventi? E mentre attendiamo dalla scienza una soluzione a questa pandemia, un vaccino o una cura, la stessa tecnologia non è in grado di fornire un numero sufficiente di respiratori per salvare tante vite umane. Come mai? Probabilmente nel momento in cui si producono gli strumenti o i medicinali utili, la preoccupazione dominante è quella degli introiti economici e non dell’eventuale fabbisogno.
L’irrefrenabile corsa alla produttività ed al consumismo dell’uomo porta a conseguenze importanti e gravi sull’ecosistema terreste, sulle biodiversità e sull’uomo stesso….

Questo virus sta certamente ricordando alla nostra specie l'infinita piccolezza e fragilità da cui siamo partiti nell'ambito delle biodiversità. E poichè non siamo stati in grado di stare dentro i limiti del rispetto per le altre specie che la natura ci aveva imposto, non come impedimento ma come  ulteriore possibilità di dimostrare la nostra grandezza, la natura stessa ci sta riportando alla condizione di fragilità iniziale.

Non siamo più potenti di un pipistrello, di un orso polare, di un albero, di un fiore, dell’aria che respiriamo, dell’acqua che beviamo.   


Dott.ssa Stefania Attanasi


venerdì 31 gennaio 2020

Vaginismo primario
a cura di Giusy Nasello

Scopo: L’Autrice, nel corso dell’attività clinica, ha rilevato la presenza di sintomi di ansia sociale nelle donne affette da vaginismo primario. In particolare, in questo lavoro,  intende dare rilievo alle manifestazioni fisiologiche riportate dalle pazienti, come rossore cutaneo, aumento del battito cardiaco, aumento del ritmo respiratorio, accompagnati dal desiderio pressante di allontanarsi dalla situazione temuta. Le pazienti definivano questo stato emozionale come vergogna e imbarazzo rispetto al giudizio altrui o al timore del giudizio altrui. Pertanto lo scopo della ricerca effettuata su un campione di 25 soggetti, è quello di mettere in evidenza la comorbidità del vaginismo con l’ansia sociale, con il fine di contribuire ad un più mirato intervento clinico ed aumentare la qualità degli interventi di prevenzione.

Materiali e metodi: La ricerca si basa su un campione di 25 donne affette da vaginismo primario, provenienti dal Centro Italia, con una età media tra i 20 e i 45 anni. Il vaginismo primario è stato diagnosticato attraverso l’assessment nel setting clinico di coppia, l’ansia sociale è stata testata attraverso CBA 2.0 Cognitive Behavioural Assessment Scale 7 Subscale I-P 2 relativa al rifiuto sociale, per testare la paura del giudizio sociale è stato utilizzato il FNE Fear of Negative Evalutation Scale of Watson and Friend (1969).

Risultati: I risultati ottenuti sono i seguenti: rispetto al CBA 2.0 Scale 7 Subscale I-P 2 il rango percentile ottenuto è stato tra 90 e 99, quindi superiore al limite di norma (80); rispetto al FNE un soggetto non mostra ansia, 2 soggetti presentano rispettivamente un punteggio di 18 e 19, al limite del valore di norma (19); i restanti 22 soggetti hanno ottenuto risultati tra 21 e 29 oltre al limite di norma.

Conclusioni: L’Autrice conclude che, l’esposizione ad un ambiente familiare estremamente protettivo e timoroso verso le relazioni sociali presenti nella storia di vita delle pazienti vaginismiche, potrebbe contribuire alla formazione di una rappresentazione dell’”altro” come intrusivo e minaccioso. La sintomatologia tipica delle pazienti vaginismiche lascia intuire un comportamento volto all’evitamento della relazione sessuale nella sua dimensione fisica ed emozionale. 


Keyword: vaginism, social anxiety, social phobia, sexual disorders, shame, judgement fear. 

giovedì 30 gennaio 2020

un disagio spesso sottovalutato: la vulvodinia


La Vulvodinia è un disturbo da dolore sessuale e non sessuale che coinvolge la vulva, quindi  grandi e piccole labbra e vestibolo.
La vulvodinia può essere localizzata in un' area specifica o generalizzata in tutte le parti della vulva.
Può essere generale, che si manifesta in più occasioni o situazionale, che si manifesta in situazioni specifiche.

È  una condizione invalidante della donna che soffre fastidio o dolore continuo, intermittente o dolore durante il rapporto sessuale che spesso impedisce la penetrazione. 

Le cause non sono state accertate, ma l' osservazione dei casi clinici evidenzia una causa scatenante di tipo infiammatorio come candidosi, che può diventare cronica. Anche l' utilizzo continuo di salvaslip o intimo diverso dal cotone possono causare infiammazione  causa della ridotta traspirazione.

Le cause psicologiche sono in fase di osservazione clinica presso il nostro centro Amepsi che collabora con più figure professionali. 

In uno studio svolto in donne tra i 18 e i 45 anni tra il 2017 e 2018 e ancora in corso, ho riscontrato che le cause psicologiche sono ben circoscritte.

Depressione
Ansia da controllo spesso ossessivo 
Esperienza di umiliazione vissuta in età adolescenziale che coinvolge la femminilità 
Presenza di personalità forte e controllante in uno dei genitori
Ansia sociale
Fobia o evitamento sessuale

La terapia coinvolge più figure professionali in quanto la vulvodinia ha cause multifattoriali, pertanto psicoterapeuta, sessuologo e ginecologo lavorano secondo un approccio integrato.

Il Trattamento comprende 
- Terapia farmacologica
- Trattamento localizzato per il rilassamento dei muscoli pelvici
- Psicoterapia ad approccio cognitivo comportamentale individuale, di coppia o familiare 
- Terapia sessuale individuale o di coppia

Queste caratteristiche  non sono ancora supportate state dalla letteratura contemporanea in quanto molti studi sono ancora in corso.
L' osservazione clinica, attualmente, è l' unico metodo di studio in grado di fornire risultati immediati da sottoporre ad analisi scientifica.

Dott.ssa Giuseppina Nasello

domenica 11 marzo 2012


Abuso e Sensi di colpa

Ci sono cose che dopo tanti anni di lavoro ancora fatico a capire. Si, certo, le so, le ho studiate, le ho verificate, razionalmente mi sono chiare ma emotivamente ho difficoltà a capirle. Sto parlando dei sensi di colpa che inseguono per tutta la vita le donne che hanno subito un abuso o un tentativo di abuso (che è sempre un abuso!). Mi riesce difficile comprendere il senso di onnipotenza che caratterizza i bambini, che determina la loro tendenza ad assumersi la responsabilità di tutto ciò che succede. Esattamente il contrario di quello che succede a molti adulti che pensano di non avere nessuna responsabilità di nulla. Non ho molta esperienza di adulti che hanno commesso abusi su bambini della propria famiglia o comunque figli di amici di famiglia, ma il poco che ho potuto verificare è la loro completa incapacità di percepire la responsabilità di un danno. Le persone con cui mi è capitato di parlare ignorano assolutamente di avere potuto incidere in maniera negativa sulla crescita affettiva e sessuale della povera vittima, che ovviamente non considerano una vittima ma solo un soggetto amato ed “accarezzato”. Si legge e si sente che i pedofili percepiscono se stessi come persone che capiscono ed amano più degli altri i bambini. Ecco cosa mi è difficile capire, come da una parte ci possa essere una così totale incapacità di anticipare effetti disastrosi di un comportamento e dall'altra una totale incapacità di uscire dal meccanismo di onnipotenza per cui la colpa è solo la propria. Questo strano atteggiamento infantile determina straordinari disastri nello sviluppo psico-affettivo di questi bambini. Crescendo con questo senso di colpa, questi bambini quando diventano adulti si convincono di non meritare di essere amati e rispettati a causa della loro colpa. Molto strana è l'incapacità di percepire noi stessi nello stesso modo in cui percepiamo gli altri. Mi è capitato di chiedere a donne, che sono state abusate da bambine, di pensare ad un bambino di loro conoscenza avente la stessa età che avevano loro all'epoca dell'abuso, di pensare a quel bambino /a come ad un soggetto capace di seduzione, capace di determinare l'aggressione o comunque la spiacevole “attenzione”, sistematicamente mi guardano con aria scandalizzata e affermano che “certo che no!” “sono solo bambini”. Eppure anche loro erano bambini/e all'epoca. Spesso pensiamo a noi come soggetti adulti anche quando pensiamo ad eventi avvenuti quando eravamo appena dei bambini.
Si, ancora oggi ho difficoltà ad accettare come sia possibile che queste vittime debbano poi diventare carnefici di se stesse! Tacciono per paura e quindi non vengono difesi da nessuno, spesso lasciano gli studi o al contrario si buttano nello studio evitando qualsiasi forma di vita sociale. Spesso scelgono partner sbagliati.
Ma una cosa capisco ancora meno, ovvero come sia possibile che una madre possa dare la responsabilità di un evento così triste ad una figlia ancora pre-pubere! Non capisco come una madre possa non avere l'istinto di protezione verso la propria figlia, rimandandola nelle mani del carnefice parente (padre, fratello, zio, amico di famiglia) o possa non accorgersi di ciò che succede. Molti anni fa, prima di fare lo psicoterapeuta, ho visto un film che allora trovai meraviglioso, era “pazza” di Barbra Streisand, che mi fece per la prima volta pensare al dramma di chi vive un abuso e non viene creduto o difeso. Di uguale intensità drammatica fu un film molto più recente “la bestia nel cuore” di C. Comencini.
Credo che tutti dovremmo vedere film di questa portata, riflettere può aiutare a capire meglio il dramma di persone che sono accanto a noi. Immaginate che la percentuale di persone che hanno subito un abuso mai confessato, è talmente alta che è quasi impossibile che ognuno di noi non ne conosca almeno una!!!!
Si parla continuamente della difesa dell'infanzia eppure le famiglie preferiscono il silenzio, preferiscono l'oblio al chiarimento. Forse le peggiori in questa tendenza a nascondere gli eventi siamo proprio le donne. Donne che temono le voci dell'opinione pubblica, donne che preferiscono l'apparenza al benessere della figlia. Non sono stati certo casi isolati quelli che ho potuto incontrare nel mio studio, di donne che si sono sentite dire, ancora bambine, “smettila è colpa tua” “non dire stupidaggini, lo sai che non è vero” “Se tu non gliene avessi dato modo non avrebbe fatto nulla!”. Sono anni che sento queste cose ma ancora inorridisco.
Queste persone hanno subito un trauma tra quelli più difficili da capire, intuire o ignorare. Sono persone ritenute avolte ciniche, altre volte fredde, altre pigre o incapaci, ma sono solo persone che hanno subito una brusca interruzione nella loro crescita affettiva e nello sviluppo della fiducia nel prossimo. La mi esperienza mi ha insegnato che si può fare molto per rendere queste persone capaci di vivere una vita normale e serena se si può intervenire. Chi ha subito un abuso non è condannato, deve solo affrontare una terapia, magari con un terapeuta che abbia già esperienza in un ambito cos' delicato e difficile, e può recuperare quella voglia di vivere che spesso hanno perso nella solitudine del senso di colpa.

domenica 12 febbraio 2012



La paura della morte
  Gli ultimi mesi, ma forse anni, sono stati segnati da una grossa crisi economica e culturale. Questo ha creato un bisogno da parte della gente, di trovare qualcosa in cui credere. Quando il dio Palmare ed il dio Wii non funziona più si cercano altri dei da osannare. In tempi in cui è difficile permettersi una grande casa o una grande macchina, diventa necessario credere in

sabato 28 gennaio 2012



Diversi o opposti?
Perché abbiamo paura di ciò che è diverso da noi

Avete fatto caso che quando ci parlano di qualcosa o qualcuno “diverso” da noi, l'immagine che ci facciamo è di qualcosa o qualcuno che sia opposto? Sembra che siamo, tendenzialmente, incapaci di pensare a qualcosa a noi assolutamente estraneo come a qualcosa di “altro”? Siamo più propensi a pensare a realtà